Costificazione del prodotto: dal tempo ciclo al prezzo del preventivo

Banco d'officina con una fila di staffe d'acciaio piegate, un foglio stampato con una tabella e una matita; scritta «Costificazione. Dal tempo ciclo al preventivo»
Costificazione del prodotto: come si passa da distinta base e tempo ciclo al costo pieno e al prezzo del preventivo, con un esempio calcolato.

Tabella dei Contenuti

La costificazione è il calcolo di quanto costa fare un prodotto: i materiali, le lavorazioni e una quota dei costi generali dell'azienda. È il numero da cui parte ogni preventivo. Ed è un numero che si controlla tardi: il preventivo parte oggi, il cliente lo accetta, la commessa si lavora per settimane, e solo a commessa chiusa, se qualcuno confronta le ore e i materiali consumati con quelli previsti, si scopre se quel prezzo faceva guadagnare o perdere. Nel frattempo lo stesso prezzo, o lo stesso modo di calcolarlo, è finito in altre offerte.

Questo articolo segue la costificazione dall'inizio alla fine con un esempio calcolato: dai materiali al tempo ciclo, dai costi indiretti al prezzo, fino al confronto con il consuntivo che corregge i preventivi successivi. È il seguito della distinta base: lì ci si è fermati al costo diretto, quello di materiali e lavorazioni; qui si aggiungono i costi indiretti e si arriva al prezzo.

Che cos'è la costificazione, in una frase

Costificare un prodotto vuol dire calcolarne il costo sommando tre parti: i materiali che servono a farlo, le lavorazioni che lo trasformano e una quota dei costi indiretti, cioè dei costi che l'azienda sostiene per produrre ma che appartengono a tutta la produzione, non a un pezzo preciso.

Le prime due parti insieme fanno il costo diretto: è quello che si ricava da distinta base e ciclo di lavorazione, ed è il punto a cui arrivava l'articolo sulla distinta base. Il resto si costruisce a gradini:

GradinoChe cosa comprende
Costo direttomateriali + lavorazioni
Costo industrialecosto diretto + quota dei costi indiretti di produzione
Costo pienocosto industriale + quota dei costi generali dell'azienda (amministrazione, vendite, direzione)

I nomi cambiano da un'azienda all'altra: il costo diretto si chiama anche «costo primo», il costo industriale «costo di fabbricazione», il costo pieno «costo complessivo». Conta che in azienda tutti diano lo stesso nome alla stessa somma, perché un preventivo fatto sul costo industriale e uno fatto sul costo pieno portano a prezzi diversi.

Gli ingredienti: materiali dalla distinta base, lavorazioni dal ciclo

I materiali arrivano dalla distinta base: componenti, semilavorati e materie prime, con le quantità e lo scarto previsto. Una distinta sbagliata dà un costo sbagliato, e un costo sbagliato dà un preventivo sbagliato: per questo la distinta va costruita bene prima di costificare (qui come). Al materiale si dà un prezzo, e la scelta del prezzo è già una decisione: l'ultimo acquisto, la media ponderata del magazzino, un costo standard fissato a inizio anno, oppure il prezzo che si pagherà davvero quando la commessa partirà. Per un preventivo conta di più quest'ultimo, il prezzo futuro, soprattutto quando i prezzi delle materie prime si muovono.

Le lavorazioni arrivano dal ciclo di lavorazione: le fasi, la macchina o il reparto di ciascuna, i tempi. Le fasi fatte fuori, da un terzista (una verniciatura, un trattamento termico), entrano come un costo a pezzo o a lotto, simile a quello di un materiale.

Per seguire il calcolo serve un esempio. L'esempio di questo articolo è costruito a scopo didattico: prodotto, prezzi, tempi, tariffe e percentuali sono inventati, e non sono medie di settore. Un'azienda deve preventivare un lotto di 200 staffe in acciaio, tagliate al laser, piegate e saldate, con la verniciatura affidata a un terzista.

Materiale o servizio esternoCalcoloCosto a pezzo
Lamiera2 kg × 1,20 €/kg (scarto compreso)2,40 €
Viteria e minuteriadalla distinta0,60 €
Verniciatura (terzista)prezzo del terzista a pezzo1,00 €
Totale materiali e terzisti4,00 €

Le distinte da cui partono i vostri preventivi sono affidabili?

Se la distinta sbaglia una quantità o dimentica uno scarto, ogni preventivo che ne deriva eredita l'errore. Conviene sistemarla prima di costificare.

Come costruire una distinta base che regge

Dal tempo ciclo al costo delle lavorazioni

Il tempo ciclo è il tempo che serve a fare un pezzo in una fase. Il costo di una lavorazione è quel tempo moltiplicato per la tariffa oraria della risorsa che la fa. La tariffa oraria di una macchina raccoglie i costi che appartengono a quella macchina: ammortamento, energia, manutenzione, spesso anche l'operatore. Quando un operatore segue due macchine insieme, conviene tenere separate la tariffa della macchina e quella della manodopera, altrimenti l'operatore si conta due volte.

Poi c'è l'attrezzaggio: il tempo per preparare la macchina prima del lotto (montare gli utensili, caricare il programma, fare il primo pezzo e controllarlo). Si paga una volta per lotto, qualunque sia il numero di pezzi, e si divide sul lotto. Per questo un lotto piccolo costa di più a pezzo: lo stesso attrezzaggio si divide su meno pezzi.

Nell'esempio, il ciclo della staffa ha tre fasi:

FaseTempo cicloTariffa oraria (macchina + operatore)Costo a pezzo
Taglio laser1,5 min90 €/h2,25 €
Piegatura2 min60 €/h2,00 €
Saldatura4 min48 €/h3,20 €
Attrezzaggiolaser 20 min (30 €) + piegatura 40 min (40 €) = 70 € sul lotto70 € ÷ 200 = 0,35 €
Totale lavorazioni7,80 €

Il costo diretto della staffa è 4,00 € di materiali più 7,80 € di lavorazioni: 11,80 € a pezzo. Con un lotto di 50 staffe, lo stesso attrezzaggio peserebbe 1,40 € a pezzo invece di 0,35 €.

Il tempo da usare è quello vero. Il tempo teorico della macchina, o quello di un pezzo simile fatto anni prima, rende il preventivo più basso del costo reale, e la differenza si scopre solo dopo (sezione 6).

I costi indiretti: come si caricano i costi generali sul prodotto

Fra i costi di produzione, molti appartengono a tutto lo stabilimento e a nessun pezzo in particolare: l'affitto o l'ammortamento del capannone, il riscaldamento, l'ufficio tecnico, il controllo qualità, il magazzino e la logistica interna, i capi reparto, la manutenzione generale. Sono i costi indiretti, una parte dei costi industriali dell'azienda.

Per metterli nel prezzo bisogna distribuirli sui prodotti. È il lavoro della contabilità industriale: raccoglie i costi indiretti, spesso per centro di costo (un reparto, una linea), e li ripartisce sui prodotti con una base di riparto: le ore macchina, le ore di manodopera, il costo delle lavorazioni, il valore dei materiali. La base conta. Un prodotto con molto materiale e poche ore di lavorazione riceve una quota alta se la base è il valore dei materiali, e una quota bassa se la base sono le ore. Conviene scegliere la base che segue meglio ciò che fa crescere davvero quei costi, e tenerla uguale per tutti i preventivi.

Un errore frequente è contare due volte la stessa voce: se la tariffa oraria della macchina comprende già l'energia, l'energia di quella macchina va tolta dai costi indiretti da ripartire.

Nell'esempio, l'azienda carica i costi indiretti di produzione con un coefficiente del 40% sul costo delle lavorazioni, e i costi generali dell'azienda con un 8% sul costo industriale (coefficienti inventati, come il resto dell'esempio):

VoceCalcoloA pezzo
Costo direttomateriali 4,00 € + lavorazioni 7,80 €11,80 €
Quota dei costi indiretti di produzione40% di 7,80 €3,12 €
Costo industriale14,92 €
Quota dei costi generali dell'azienda8% di 14,92 €1,19 €
Costo pieno16,11 €

Dal costo al prezzo: costo pieno o margine di contribuzione

Dal costo al prezzo ci sono due strade, e servono a domande diverse.

Costo pieno (in inglese full costing). Al costo pieno si aggiunge un ricarico, che è l'utile che l'azienda vuole ottenere. Con un ricarico del 25%, la staffa costa 16,11 € e si offre a 20,14 €. È il prezzo che, applicato a tutta la produzione, copre ogni costo e lascia l'utile previsto: dice quanto serve chiedere perché l'azienda stia in piedi nel tempo.

Margine di contribuzione. È il prezzo meno i costi variabili, cioè quelli che ci sono solo se il pezzo si fa: quanto ogni pezzo venduto contribuisce a pagare i costi fissi e a fare utile. Nell'esempio, per semplicità, i costi variabili sono il costo diretto (11,80 €). È una semplificazione: la tariffa oraria della macchina comprende anche l'ammortamento, che c'è anche se il pezzo non si fa, e in molte aziende gli operatori sono un costo fisso nel breve periodo. Nella realtà, quindi, i costi variabili sono più bassi del costo diretto, e il margine di contribuzione più alto.

A 20,14 € il margine di contribuzione è 8,34 € a pezzo, cioè 1.668 € sul lotto. Ora il cliente risponde che il prezzo giusto per lui è 15 €. È sotto il costo pieno, quindi «in perdita»? Con il margine di contribuzione la risposta cambia: 15 € meno 11,80 € fanno 3,20 € a pezzo, 640 € sul lotto che vanno a coprire costi fissi che l'azienda paga comunque.

PrezzoRispetto al costo pieno (16,11 €)Margine di contribuzione a pezzoSul lotto di 200
20,14 €+4,03 €8,34 €1.668 €
15,00 €−1,11 €3,20 €640 €

Se le macchine in quelle settimane restassero ferme, quei 640 € sono meglio di niente. Se invece sono piene, accettare la staffa a 15 € vuol dire togliere posto a un lavoro che rende di più. Le due strade si completano: il costo pieno dice il prezzo da cui partire, il margine di contribuzione mostra il limite, cioè i costi variabili, sotto il quale ogni pezzo fatto è una perdita, e la capacità libera delle macchine decide che cosa conviene fra i due.

Preventivo contro consuntivo: il confronto che corregge i preventivi successivi

Il consuntivo è il costo vero della commessa, calcolato a lavoro finito con i materiali consumati e le ore impiegate. Il confronto con il preventivo dice se il prezzo era giusto e, soprattutto, dove il calcolo si è sbagliato.

Nell'esempio, il lotto di staffe è finito. I materiali sono quelli previsti, ma la saldatura ha richiesto 5,5 minuti a pezzo invece di 4, e l'attrezzaggio della piegatura 70 minuti invece di 40:

VocePreventivoConsuntivoDifferenza a pezzo
Saldatura4 min → 3,20 €5,5 min → 4,40 €+1,20 €
Attrezzaggio70 € sul lotto → 0,35 €100 € sul lotto → 0,50 €+0,15 €
Costo diretto11,80 €13,15 €+1,35 € (270 € sul lotto)

Davanti a una differenza così le domande sono due. La prima: il tempo del preventivo era sbagliato? Allora va corretto nel ciclo, e il prossimo preventivo di una staffa simile partirà da 5,5 minuti. La seconda: è successo qualcosa su questo lotto (un'attrezzatura nuova, un operatore in formazione, un materiale diverso)? Allora il ciclo resta com'è, e si interviene sulla causa. In tutti e due i casi il preventivo successivo è più vicino al vero.

Il confronto vale quanto i tempi reali su cui si basa. Se in reparto le ore si dichiarano a fine turno, a memoria, il consuntivo è approssimativo quanto il preventivo. I tempi più affidabili arrivano dalle macchine, raccolti da un sistema di controllo della produzione come siMES, anche sulle macchine datate. E se il tempo reale a pezzo è più alto di quello teorico, conviene capire dove si perde: fermi, rallentamenti, scarti. È quello che misura l'OEE.

Che cosa deve dare il gestionale perché il preventivo regga

Un preventivo regge quando è calcolato dagli stessi dati con cui poi si produce e si misura. Dal gestionale servono cinque cose:

  1. Distinta e ciclo legati, con i tempi. Il costo diretto si calcola da lì, sempre allo stesso modo, invece di rifarlo a mano a ogni offerta.
  2. Prezzi dei materiali aggiornati, con una regola chiara su quale prezzo usare nel preventivo.
  3. Tariffe orarie e coefficienti dei costi indiretti scritti una volta, uguali per tutti quelli che fanno preventivi: due commerciali con due fogli diversi danno due prezzi diversi allo stesso pezzo.
  4. Un preventivo che diventa ordine e commessa senza riscriverlo, così preventivo e consuntivo parlano degli stessi articoli e delle stesse fasi.
  5. Il confronto fra preventivo e consuntivo per commessa, con i tempi reali che arrivano dalla produzione.

Un preventivo fatto in un foglio Excel può essere calcolato bene, ma resta staccato da tutto il resto: quando la commessa è finita, nessuno lo ritrova accanto ai tempi reali, e il confronto della sezione 6 si fa di rado.

siERP, il gestionale di Sivaf Informatica, confronta il preventivo con il consuntivo di ogni commessa. Per le aziende metalmeccaniche, con il modulo aggiuntivo BOMO AI, dal disegno DXF ricava la distinta e propone ciclo, tempi e costi, che il tecnico controlla.

I vostri preventivi nascono in un foglio staccato dal gestionale?

Quando preventivo, distinta e ciclo stanno nello stesso gestionale, il costo si calcola dagli stessi dati con cui poi si produce.

Scopri siERP

Se volete rifare insieme la costificazione di uno dei vostri prodotti e capire dove il preventivo si allontana dal consuntivo, parliamone.

Domande frequenti

Che cos'è la costificazione?

La costificazione è il calcolo del costo di un prodotto: si sommano i materiali (dalla distinta base), le lavorazioni (tempo ciclo per tariffa oraria, più l'attrezzaggio diviso sul lotto) e una quota dei costi indiretti. È la base su cui si costruisce il prezzo di un preventivo.

Come si fa un preventivo in un'azienda manifatturiera?

Si parte dalla distinta base per i materiali e dal ciclo di lavorazione per i tempi; si calcola il costo diretto, si aggiungono le quote dei costi indiretti di produzione e dei costi generali per arrivare al costo pieno, e si applica il ricarico. Prima di inviarlo conviene controllare il margine di contribuzione, cioè quanto resta togliendo dal prezzo i costi variabili, e a commessa chiusa confrontare il preventivo con il consuntivo.

Che cosa rientra nei costi indiretti?

Rientrano i costi che servono a produrre ma che appartengono a tutta la produzione e non a un singolo pezzo: affitto o ammortamento del capannone, riscaldamento, ufficio tecnico, controllo qualità, magazzino e logistica interna, capi reparto, manutenzione generale. Si ripartiscono sui prodotti con una base di riparto, come le ore macchina o il costo delle lavorazioni.

Come si calcolano i costi di produzione di un prodotto?

Si sommano i materiali, valorizzati con le quantità della distinta base e lo scarto, e le lavorazioni, cioè il tempo ciclo di ogni fase per la tariffa oraria della macchina o del reparto, più l'attrezzaggio diviso sul numero di pezzi del lotto. A questo costo diretto si aggiunge la quota dei costi indiretti di produzione, e si ottiene il costo industriale.

Che differenza c'è fra costo pieno e margine di contribuzione?

Il costo pieno comprende tutti i costi, diretti e indiretti, e serve a fissare il prezzo che copre ogni costo e lascia l'utile previsto. Il margine di contribuzione è il prezzo meno i soli costi variabili, e dice quanto ogni pezzo contribuisce a pagare i costi fissi: serve a decidere se un prezzo sotto il costo pieno conviene comunque, per esempio quando le macchine hanno capacità libera.

Perché il consuntivo di una commessa è diverso dal preventivo?

Di solito perché i tempi reali sono diversi da quelli previsti: lavorazioni più lente, attrezzaggi più lunghi, fermi, scarti, oppure materiali pagati a un prezzo diverso. Il confronto voce per voce dice se correggere il ciclo e i preventivi successivi o intervenire sulla causa nella commessa.

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