Pubblicato il 20 aprile 2026 · Tempo di lettura: 12 minuti
Se avete provato a presentare domanda per la Transizione 5.0 tra novembre 2025 e marzo 2026, conoscete bene la sensazione di avere il tappeto tirato via da sotto i piedi. I fondi originari si sono esauriti il 6 novembre 2025, le imprese che avevano investito in buona fede si sono ritrovate in lista d’attesa, e il Decreto fiscale del 27 marzo 2026 ha inizialmente tagliato retroattivamente il credito previsto — prima che il Governo facesse retromarcia il 1° aprile.
Il risultato: quattro cambi di rotta in cinque mesi, migliaia di aziende con investimenti già fatti nel limbo, e un nuovo strumento — l’iperammortamento 2026 — che parte con logiche completamente diverse.
Questo articolo chiude il percorso editoriale Q1 2026 di SIVAF e fa il punto concreto su cosa è accaduto alla Transizione 5.0, quali opportunità restano per chi ha già investito nel 2025, e come si muove chi deve investire adesso nella digitalizzazione della propria PMI manifatturiera.
La cronologia di un’agevolazione tormentata
Per capire dove siamo, serve ricostruire come ci siamo arrivati. La Transizione 5.0 non si è semplicemente esaurita: è stata oggetto di una gestione in corso d’opera che ha lasciato molti imprenditori disorientati.
Il Piano nasce con il decreto-legge 19/2024 (convertito dalla Legge 56/2024) con una dotazione originaria di 6,3 miliardi di euro finanziati dal PNRR attraverso la Missione 7 – REPowerEU. L’obiettivo dichiarato era ambizioso: coniugare in un’unica misura digitalizzazione e transizione energetica, sulla scia del Rapporto Industria 5.0 della Commissione europea.
Ma il percorso è stato accidentato fin dall’inizio. La dotazione iniziale è stata ridotta a 2,5 miliardi con la revisione del PNRR, il decreto attuativo è arrivato solo nell’agosto 2024, e la complessità procedurale ha rallentato la partenza. Quando finalmente le imprese hanno iniziato ad aderire in massa — anche grazie alle semplificazioni introdotte dalla Legge di Bilancio 2025 — i fondi sono durati poco più di tre mesi.
Le date chiave
- 6 novembre 2025 — il MIMIT comunica l’esaurimento delle risorse. Circa 20.000 imprese hanno aderito.
- 7-27 novembre 2025 — nasce la categoria degli “esodati”: 7.417 aziende presentano domanda in lista d’attesa, avendo già avviato gli investimenti.
- Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) — stanzia 1,3 miliardi aggiuntivi per coprire gli esodati. Contemporaneamente sostituisce Transizione 4.0 e 5.0 con il nuovo iperammortamento dal 1° gennaio 2026.
- 27 marzo 2026 — DL 38/2026 (Decreto fiscale): taglia i fondi esodati da 1,3 miliardi a 537 milioni, riducendo il credito al 35% per molte imprese.
- 1° aprile 2026 — tavolo MIMIT: dopo le proteste di Confindustria, il Governo fa retromarcia e ripristina i fondi, aggiungendo 200 milioni.
- 3 aprile 2026 — DL 42/2026 (Decreto Carburanti-bis): in Gazzetta Ufficiale il ripristino definitivo con credito all’89,77% per gli esodati.
Come ha documentato Il Fatto Quotidiano, si è trattato del quarto cambio di rotta in cinque mesi. Una gestione che Confindustria ha definito capace di “minare la fiducia verso le istituzioni”, prima del dietrofront finale.
Transizione 5.0: quattro cambi di rotta in cinque mesi. Cosa è successo davvero?
Cosa spetta alle imprese esodate: il credito all’89,77%
Se rientrate tra le imprese che hanno presentato domanda tra il 7 e il 27 novembre 2025, il DL 42/2026 in vigore dal 4 aprile 2026 ha definito le regole. Si tratta delle aziende che avevano ottenuto dal GSE l’esito positivo sull’ammissibilità tecnica ma erano rimaste escluse per esaurimento dei fondi.
Il credito d’imposta riconosciuto è pari all’89,77% del beneficio originariamente richiesto, a fronte dei 537 milioni iniziali che avrebbero portato il credito al 35%. La dotazione è stata riportata a 1,3 miliardi più 200 milioni aggiuntivi, per un totale di 1,5 miliardi destinati a coprire quasi tutte le domande pendenti.
Le scadenze operative da non perdere
- Entro il 30 aprile 2026 — il GSE comunica l’importo del credito effettivamente utilizzabile, previa informativa all’Agenzia delle Entrate.
- Dal quinto giorno dopo il via libera GSE — utilizzo del credito esclusivamente in compensazione tramite modello F24.
- Entro il 31 dicembre 2026 — termine ultimo per la compensazione del credito.
Oltre al credito d’imposta, il decreto riconosce un contributo finanziario aggiuntivo di 197,7 milioni per il triennio 2026-2028 specificamente per gli investimenti in impianti di autoproduzione da fonti rinnovabili per autoconsumo e sistemi di accumulo — come documentato da ANCE Brescia.
Il credito riconosciuto non è soggetto al limite di 250.000 euro del quadro RU, né al limite generale di compensazione annuale di 2 milioni nel modello F24, né al divieto di compensazione per debiti iscritti a ruolo oltre i 1.500 euro. Questi vantaggi operativi rendono il beneficio pienamente utilizzabile anche per le imprese più strutturate.
Siete tra i 7.417 esodati di Transizione 5.0?
Il nuovo iperammortamento 2026: la regola per chi investe adesso
Per gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026, lo strumento è cambiato radicalmente. La Legge di Bilancio 2026 (commi 427-436 dell’articolo 1 della L. 199/2025) ha sostituito i crediti d’imposta Transizione 4.0 e 5.0 con un meccanismo di maggiorazione fiscale del costo di acquisto dei beni strumentali.
Come funziona: aliquote e scaglioni
A differenza del credito d’imposta — utilizzabile immediatamente in compensazione F24 — l’iperammortamento opera come una deduzione fiscale maggiorata distribuita lungo l’intero periodo di vita utile del bene. Il costo di acquisizione viene maggiorato ai fini IRES/IRPEF secondo tre fasce:
FASCIA DI INVESTIMENTO | MAGGIORAZIONE DEL COSTO |
|---|---|
Fino a 2,5 milioni € | +180% |
Da 2,5 a 10 milioni € | +100% |
Da 10 a 20 milioni € | +50% |
Un esempio concreto: per una PMI manifatturiera che acquista un centro di lavoro CNC 4.0 da 200.000 euro, il costo fiscalmente deducibile diventa 560.000 euro (costo originario + 180%). Con aliquota IRES al 24%, il risparmio fiscale complessivo è di circa 86.400 euro, distribuito lungo il piano di ammortamento decennale.
La differenza sostanziale rispetto al credito d’imposta è temporale: con la Transizione 5.0 il beneficio arrivava in 3 quote annuali in compensazione F24. Con l’iperammortamento si distribuisce sulla vita utile del bene e richiede capienza IRES/IRPEF sufficiente. In compenso, le aliquote sono significativamente più alte.
Quali beni rientrano nell’agevolazione
Gli allegati IV e V della Legge 199/2025 definiscono il perimetro dei beni agevolabili. Rispetto ai precedenti allegati A e B della legge 232/2016, il catalogo è stato aggiornato per includere tecnologie emergenti:
- Beni materiali 4.0 (Allegato IV) — macchinari, utensili e robot industriali controllati da computer, interconnessi al sistema aziendale di gestione della produzione, gestibili da remoto e conformi ai parametri di sicurezza sul lavoro.
- Beni immateriali 4.0 (Allegato V) — software, piattaforme e applicazioni digitali funzionali alla trasformazione digitale, inclusi sistemi ERP, MES, WMS e soluzioni di intelligenza artificiale generativa per la produzione.
- Beni per l’autoproduzione da rinnovabili — impianti fotovoltaici (solo moduli iscritti nelle categorie b e c dell’elenco ENEA), sistemi di accumulo, cogeneratori, pompe di calore per autoconsumo.
Una novità importante: il software ERP — escluso dagli incentivi 4.0 nel 2025 — rientra ora nell’iperammortamento. Questo rappresenta un’opportunità concreta per le PMI che devono aggiornare i sistemi gestionali dopo anni di patch e personalizzazioni stratificate.
Il DL 38/2026 del 27 marzo ha inoltre soppresso il vincolo “Made in UE” che inizialmente limitava l’agevolazione ai soli beni prodotti in Unione Europea o nello Spazio Economico Europeo. Il vincolo resta solo per moduli e celle fotovoltaiche. Un chiarimento atteso dalle imprese manifatturiere, dato che molti macchinari 4.0 provengono da fornitori asiatici.
Cosa cambia rispetto alla Transizione 5.0 e quando conviene investire?
La procedura GSE: tre comunicazioni obbligatorie
L’accesso all’iperammortamento 2026 non è automatico. La procedura, come illustrato da Fisco Oggi e confermato dalla bozza del decreto attuativo MIMIT-MEF, prevede tre comunicazioni obbligatorie attraverso la piattaforma GSE, per ciascuna struttura produttiva.
1. Comunicazione preventiva
Va trasmessa prima di avviare l’investimento. Deve contenere i dati dell’impresa, della struttura produttiva, la tipologia e l’ammontare degli investimenti previsti. Il GSE verifica entro 10 giorni la completezza formale e comunica l’esito. In caso di informazioni carenti, l’impresa ha ulteriori 10 giorni per integrare.
2. Comunicazione di conferma
Entro 60 giorni dalla notifica positiva, l’impresa deve dimostrare il pagamento di almeno il 20% del costo di acquisizione di ciascun bene. Vanno indicati anche i dati delle fatture relative ai costi agevolabili. Per i beni in leasing, il pagamento del 20% si considera soddisfatto con la stipula del contratto e l’ordine al fornitore.
3. Comunicazione di completamento
Da trasmettere a investimento ultimato e beni interconnessi, entro il 15 novembre 2028. Richiede perizia tecnica asseverata e certificazione contabile delle spese sostenute. È il momento in cui l’agevolazione diventa effettiva ai fini della deduzione fiscale.
Stato operativo della piattaforma GSE
Al 17 aprile 2026 la piattaforma GSE per l’iperammortamento non è ancora operativa. Il decreto attuativo è in dirittura d’arrivo — con la firma dei ministri Urso e Giorgetti data per imminente — ma dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale serviranno ancora decreti direttoriali per le istruzioni operative e i moduli di domanda. Le previsioni più attendibili indicano l’operatività della misura a partire dalla seconda metà di maggio 2026, con la piena apertura delle comunicazioni verosimilmente a giugno.
Importante: gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 sono comunque agevolabili a prescindere dall’attuale ritardo procedurale. La norma è in vigore dal 1° gennaio 2026 e prevede esplicitamente che i decreti attuativi interverranno “unicamente sulle modalità operative”. Chi ha già avviato investimenti deve conservare con cura tutta la documentazione per la successiva trasmissione.
Le alternative all’iperammortamento: il cumulo intelligente
Il vero vantaggio del nuovo quadro normativo sta nella cumulabilità con altri incentivi. A differenza della Transizione 5.0 — esclusa dal cumulo con la ZES Unica — l’iperammortamento 2026 è cumulabile con diversi strumenti, a condizione che il sostegno complessivo non superi il 100% del costo sostenuto.
Nuova Sabatini: il contributo sugli interessi
La Nuova Sabatini 2026 è pienamente cumulabile con l’iperammortamento perché opera su una leva diversa: abbatte il costo del finanziamento bancario invece di agire sulla base imponibile. Per beni 4.0 e investimenti green, il contributo è calcolato sulla base di un tasso convenzionale del 3,575% su un piano di ammortamento di 5 anni, equivalente a circa il 10,08% del valore del finanziamento.
La combinazione iperammortamento + Nuova Sabatini consente alle PMI manifatturiere di recuperare tra il 50% e il 60% del costo di investimento, come documentato da diverse analisi del settore. Su un investimento di 200.000 euro in un robot collaborativo 4.0, il beneficio complessivo può superare agevolmente i 90.000 euro tra contributo MIMIT e risparmio IRES distribuito nel tempo.
ZES Unica (Mezzogiorno)
Per le imprese del Mezzogiorno, la ZES Unica prorogata al 2028 offre un credito d’imposta fino al 60% per investimenti in beni strumentali. La cumulabilità con iperammortamento e Nuova Sabatini è possibile, ma soggetta ai massimali degli aiuti di Stato regionali previsti dalla normativa UE. Per micro e piccole imprese con sede nelle regioni convergenza, il rischio di superare le intensità massime è concreto e richiede una progettazione attenta.
Fondi regionali POR-FESR e bandi territoriali
Le imprese del Centro-Nord possono combinare l’iperammortamento con i bandi regionali POR-FESR e le misure territoriali dedicate all’innovazione. La Lombardia, il Veneto, l’Emilia-Romagna e il Piemonte hanno stanziato nel 2026 fondi significativi per la digitalizzazione delle PMI, spesso compatibili con l’iperammortamento perché operano su tipologie di spesa distinte (consulenza, formazione, ricerca applicata) rispetto ai beni strumentali coperti dalla maggiorazione fiscale.
Fondo di Garanzia PMI
Strumento spesso trascurato ma decisivo per finanziare gli investimenti, il Fondo di Garanzia per le PMI copre fino all’80% del finanziamento bancario, riducendo significativamente la richiesta di garanzie personali agli imprenditori. È pienamente combinabile con Nuova Sabatini e iperammortamento.
Qual è la combinazione ottimale per la vostra azienda?
Cosa fare adesso: la roadmap per le PMI manifatturiere
Al di là delle vicende normative, la domanda concreta per ogni PMI è: da dove si parte nel 2026? Ecco le cinque mosse operative che raccomandiamo sulla base dell’esperienza con i nostri clienti manifatturieri.
1. Verificare la posizione rispetto agli esodati
Se avete presentato domanda tra novembre e fine 2025 per investimenti già realizzati, la priorità assoluta è attendere la comunicazione GSE del 30 aprile 2026 e pianificare la compensazione F24 entro il 31 dicembre 2026. Non servono nuove azioni amministrative: il credito è riconosciuto automaticamente dalle prenotazioni esistenti secondo l’ordine cronologico di presentazione.
2. Classificare correttamente gli investimenti 2026
Per ogni investimento pianificato, serve verificare se il bene rientra negli Allegati IV o V della Legge 199/2025. La classificazione tecnica è il vero spartiacque: un macchinario 4.0 non interconnesso al sistema aziendale di gestione della produzione non accede all’iperammortamento. Come abbiamo spiegato nella checklist fabbrica 4.0, i requisiti tecnici — interconnessione, controllo remoto, conformità alle norme di sicurezza — vanno documentati con perizia asseverata.
3. Pianificare il cumulo con altri incentivi
Prima di presentare la domanda Sabatini, vale la pena fare una simulazione completa dei benefici cumulabili. Un consulente specializzato in finanza agevolata può identificare combinazioni che aumentano del 15-20% il recupero complessivo dell’investimento rispetto all’uso del solo iperammortamento. L’analisi costa poco e ha un ritorno molto alto.
4. Documentare l’interconnessione software-macchinari
Il punto tecnico che più spesso fa la differenza nelle verifiche GSE è l’interconnessione documentabile tra i macchinari produttivi e il sistema gestionale. Un ERP che raccoglie dati di produzione in tempo reale dal MES, un WMS che comunica con gli impianti di movimentazione automatica, un sistema di monitoraggio energetico collegato agli assorbimenti effettivi: tutto questo rende difendibile l’agevolazione in caso di controllo. Nel nostro articolo sull’integrazione ERP-MES abbiamo approfondito i 5 problemi più comuni che ostacolano questa integrazione.
5. Non aspettare l’apertura della piattaforma GSE
Gli investimenti dal 1° gennaio 2026 sono comunque agevolabili. Aspettare l’apertura della piattaforma non è necessario né consigliabile: significa ritardare la digitalizzazione e rinviare i benefici produttivi. La documentazione va preparata in parallelo — perizie tecniche, certificazioni contabili, prove di interconnessione — per essere pronti a trasmettere le comunicazioni appena il sistema sarà operativo.
Da quale state partendo?
La prospettiva SIVAF: digitalizzazione che conviene davvero
In quarant’anni di lavoro con PMI manifatturiere abbiamo visto passare molti piani di incentivi. La Transizione 5.0 è stata — fino all’esaurimento — la più generosa sul piano dei benefici immediati. L’iperammortamento 2026 richiede una pianificazione più lunga ma offre aliquote complessivamente più alte. La differenza la fa sempre la qualità dell’investimento sottostante, non l’incentivo.
Un ERP scelto bene paga sé stesso con o senza agevolazioni, attraverso la riduzione degli errori, la visibilità completa dei processi, l’integrazione con magazzino e produzione. Come abbiamo sottolineato nell’articolo sull’Industria 5.0, la digitalizzazione vera è quella che aumenta la resilienza aziendale, non quella che insegue il credito d’imposta del momento.
I nostri sistemi siERP, siWMS e siMES rientrano tra i beni immateriali 4.0 agevolabili, a condizione che siano interconnessi al sistema aziendale di gestione della produzione. Più che vendere licenze, aiutiamo le aziende a costruire un ecosistema integrato che abbia senso indipendentemente dal quadro degli incentivi. L’agevolazione è un acceleratore, non la motivazione.
Chiusura del percorso Q1 2026
Con questo articolo chiudiamo la roadmap editoriale del primo trimestre 2026. Abbiamo percorso insieme quattro aree: WMS con AI, ERP e intelligenza artificiale pragmatica, Industria 4.0 e Industria 5.0. Il filo conduttore è sempre stato lo stesso: la tecnologia ha valore quando risolve problemi concreti, non quando insegue trend.
Da fine aprile partiremo con la roadmap del secondo trimestre 2026, che approfondirà temi operativi chiesti dai lettori: KPI di produzione, interoperabilità tra sistemi, sicurezza dei dati industriali, governance dell’AI in azienda. Continueremo a pubblicare ogni martedì, con l’aggiunta del giovedì a partire dalle prime settimane di maggio.
Se state valutando investimenti nel 2026 e volete capire come strutturarli per massimizzare il beneficio fiscale senza complicazioni, contattateci per un assessment gratuito. Un’ora di confronto su dati concreti può far risparmiare settimane di incertezza.
Quale tema volete approfondire?
SIVAF Informatica
Sviluppiamo soluzioni ERP, MES e WMS per PMI manifatturiere dal 1999. I nostri sistemi sono classificati come beni immateriali 4.0 e rientrano tra gli investimenti agevolabili con il nuovo iperammortamento 2026, a condizione che siano interconnessi al sistema aziendale di gestione della produzione. Affianchiamo le aziende nella verifica dei requisiti tecnici e nella pianificazione degli investimenti digitali.
Contattaci per un assessment gratuito: info@sivaf.it
Domande frequenti sulla Transizione 5.0 esaurita
Le risposte ai dubbi più comuni di imprenditori e responsabili IT delle PMI manifatturiere
Cosa succede ora che la Transizione 5.0 è esaurita?
La Transizione 5.0 è stata sostituita dall'iperammortamento 2026 introdotto dalla Legge di Bilancio 2026 (commi 427-436 della L. 199/2025). Il nuovo strumento si applica agli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028 e prevede una maggiorazione del costo fiscale fino al 180% per i beni strumentali 4.0. A differenza della Transizione 5.0, non è un credito d'imposta compensabile in F24 ma una deduzione fiscale distribuita sulla vita utile del bene.
Cosa spetta alle imprese "esodate" della Transizione 5.0?
Le imprese che hanno presentato domanda tra il 7 e il 27 novembre 2025 e sono rimaste escluse per esaurimento dei fondi — i cosiddetti 7.417 esodati — ottengono un credito d'imposta pari all'89,77% del beneficio originariamente richiesto, grazie al DL 42/2026 (Decreto Carburanti-bis) in vigore dal 4 aprile 2026.
Il GSE comunicherà entro il 30 aprile 2026 l'importo esatto del credito utilizzabile. La compensazione tramite modello F24 potrà avvenire a partire da 5 giorni dopo il via libera del GSE e dovrà essere completata entro il 31 dicembre 2026.
Quali sono le aliquote dell'iperammortamento 2026?
Le aliquote di maggiorazione del costo di acquisizione sono strutturate in tre fasce:
+180% per investimenti fino a 2,5 milioni di euro
+100% per la quota tra 2,5 e 10 milioni di euro
+50% per la quota tra 10 e 20 milioni di euro
Per una PMI che acquista un macchinario 4.0 da 200.000 euro, il costo fiscalmente deducibile diventa 560.000 euro. Con aliquota IRES al 24%, il risparmio fiscale complessivo è di circa 86.400 euro, distribuito lungo il piano di ammortamento.
Il software ERP rientra nell'iperammortamento 2026?
Sì. Una novità importante rispetto al 2025 è che i software gestionali rientrano nuovamente tra i beni agevolabili come beni immateriali 4.0 previsti nell'Allegato V della Legge 199/2025. La condizione è che siano interconnessi al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura.
Questo significa che sistemi ERP, MES e WMS — come le soluzioni siERP, siMES e siWMS di SIVAF — possono concorrere alla base dell'iperammortamento, purché certificati tecnicamente con perizia asseverata.
Quando sarà operativa la piattaforma GSE per l'iperammortamento?
Al 17 aprile 2026 la piattaforma GSE non è ancora operativa. Il decreto attuativo MIMIT-MEF è in dirittura d'arrivo e dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale serviranno decreti direttoriali con i termini di apertura delle domande. Le previsioni più attendibili indicano l'avvio della piattaforma nella seconda metà di maggio 2026, con piena operatività verosimilmente a giugno.
Tuttavia, gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 sono già agevolabili: la norma è in vigore a prescindere dal decreto attuativo, che interverrà solo sulle modalità operative. Chi ha già investito deve conservare tutta la documentazione per la successiva trasmissione.
L'iperammortamento 2026 è cumulabile con altri incentivi?
Sì, a differenza della Transizione 5.0 il nuovo iperammortamento è pienamente cumulabile con diversi strumenti, purché il sostegno complessivo non superi il 100% del costo sostenuto. In particolare è cumulabile con:
Nuova Sabatini — contributo sugli interessi del finanziamento bancario, fino al 10,08% del valore finanziato per beni 4.0 e green
ZES Unica — credito d'imposta fino al 60% per imprese del Mezzogiorno (soggetto ai massimali degli aiuti di Stato)
Fondi regionali POR-FESR — bandi territoriali per innovazione, formazione, ricerca applicata
Fondo di Garanzia PMI — copertura fino all'80% del finanziamento bancario
La combinazione iperammortamento + Nuova Sabatini consente alle PMI manifatturiere di recuperare tra il 50% e il 60% del costo di investimento.
I beni non europei sono ancora esclusi dall'iperammortamento?
No. Il DL 38/2026 del 27 marzo ha soppresso il vincolo "Made in UE" che inizialmente limitava l'agevolazione ai soli beni prodotti in Unione Europea o Spazio Economico Europeo. Questa modifica ha risposto alle critiche del mondo produttivo, dato che molti macchinari 4.0 e tecnologie industriali avanzate provengono da fornitori extra-UE.
Il vincolo di origine europea resta attivo solo per i moduli e le celle fotovoltaiche, che devono essere iscritti nelle categorie b) o c) dell'elenco ENEA.
Cosa devo fare se devo investire adesso in digitalizzazione?
Non serve aspettare l'apertura della piattaforma GSE. Gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2026 sono già agevolabili. Cinque mosse concrete:
1. Verificare se il bene rientra negli Allegati IV (materiali) o V (immateriali) della L. 199/2025
2. Pianificare il cumulo con Nuova Sabatini prima di presentare la domanda
3. Documentare l'interconnessione software-macchinari con perizia tecnica asseverata
4. Conservare fatture, contratti e certificazioni contabili per la futura trasmissione al GSE
5. Valutare il ROI produttivo dell'investimento indipendentemente dall'agevolazione
Per un assessment gratuito sulla conformità tecnica dei sistemi gestionali ai requisiti 4.0, contattaci.







